Nella società dei consumi, nella società della comunicazione, nella società del digitale, il mondo appare dicotomizzato in due universi separati. Sembra proprio che dai tempi di Marx la realtà non sia affatto cambiata.
Da un lato, figurano i detentori dei mezzi di produzione, le emittenti informazionali, i creatori di standard tecnologici; dall’altro lato, si oppongono i consumatori di massa, i riceventi mediali, gli acquirenti informatici.
Tutto è creato, offerto e prodotto per essere acquistato, fruito e consumato. Siamo bombardati da un ingente flusso di testi promozionali finalizzati alla grande compera. E i rapporti interpersonali sono modellati secondo le stesse tecniche che dirigono le relazioni tra azienda e clienti.
Fin qui nulla di nuovo. Esistono libri, dibattiti e infinito ciarpame sulla società dei consumi.
Tuttavia, pongo all’attenzione una dinamica nuova che investe quella che alcuni chiamano società post-industriale, altri società post-moderna, altri ancora società post-materialista: in realtà si tratta in tutti i casi della medesima realtà, la nostra.
Nella nostra società, per la prima volta, le università si presentano agli occhi dei cittadini come delle vere e proprie aziende. Gli atenei si sono moltiplicati a macchia d’olio, la concorrenza conseguentemente è aumentata, e nuove strategie sono emerse per catturare nuovi clienti: gli studenti.
I maturandi, future matricole universitarie, sono circa 350.000 e le università sono in guerra tra loro. Le strategie da accalappia-studenti mirano ad offrire la massima visibilità all’esterno per ogni singolo ateneo. Un’efficace comunicazione informativa è diventata indispensabile: pubblicità, ma non solo. Pare che le università siano pronte a tutto pur di vedere accrescere il proprio numero di corsisti, e così sono disposte a:
- regalare lauree: i casi di Pierluigi Collina e di Vasco Rossi sono emblemi di come determinati corsi di laurea tentino di creare una propria identità associandosi a personaggi noti;
- inventarsene di nuove: basti pensare che nel 2002/2003 (primo anno di applicazione della formula 3+2) i corsi di laurea attivati erano 3.838, mentre nel 2006/2007 si è toccata quota 5.434!
Probabilmente una preparazione universitaria ordinaria e, a tutti i costi, massificata proporrà laureati ordinari e, inderogabilmente, massificati.
Non ci sarà più un’elite di teste pensanti, ma soltanto una massa di teste ripetenti.
8 commenti:
l'"elite" di teste pensanti si creava quando il numero di iscritti (e quindi di potenziali laureati) era di gran lunga minore. Il fatto ke ora tutti portino a casa la laurea, nn lo vedo tanto imputabile al cambiamento dell'offerta universiataria, ma piuttosto alle mutate possibilità socio-economiche del nostro paese nel corso degli anni ke ha permesso anke alle famiglie meno abbienti di poter far continuare gli studi ai propri figli (a spese della famiglia stessa o dello studente-lavoratore) nn avendo più l'impellente necessità di mandarlo a coltivare i campi o di insegnargli il mestiere di famiglia. Di fronte a questa situazione, la laurea (specie la triennale, ma in breve lo sarà anke la specialistica) è divenuta quasi pari al diploma, cioè un titolo di studio minimo da conseguire, e così le università hanno iniziato a pensare riforme ed inventare specializzazioni di vario genere nell'interesse unico di vendere non il proprio prodotto (ke in molti casi è molto scadente), ma l'illusione di avere canali privilegiati verso il mondo del lavoro. L'università è così divenuta un'industria volta a presentare non un'offerta formativa seria e valida, ma una serie di corsi, seminari, stage ke spesso si rivelano inutili sia scolasticamente ke lavorativamente. Ed ora ke il mondo del lavoro è in fase di ristagno, ed è dominato da logiche di assunzione e di contrattualizzazione perlomeno discutibili, la laurea nn è più il mezzo(come in passato) per assicurarsi un avvenire dignitoso, e così ki ha imparato il mestiere di famiglia a volte si ritrova meglio di ki ha passato tanto tempo sui libri (specie nel breve periodo, a lungo termine magari la situazione si ribalta)
metà e metà.
è vero che le possibilità socio-economiche italiane siano ora più estese, ma credo che la corsa all'iscrizione forzata ad una qualsiasi laurea sia anche l'effetto delle strategie universitarie che assimilano lo studente come un cliente. se nella società è stato "necessario" che tutti i liceali portassero i libri in uno zaino invicta (chi non ha avuto almeno una volta uno zaino di questa marca?), ora è necessario che tutti i diplomati si vadano ad iscrivere in qualche ateneo.
ciò è dovuto alla riforma del 3+2 che "offre" agli studenti un "prodotto" più accessibile ed appetibile di quello proposto dal vecchio ordinamento di studi: puoi ottenere una mini-laurea e fermarti, come anche proseguire per un corso specialistico.
è come se si offrisse la vecchia laurea in una forma di pagamento (ovviamente in questo senso non pecuniario) rateizzata, a tappe.
e in effetti, molta fortuna avevano già riscosso nel mercato di massa queste modalità di acquisto...
raramente la gente cambia le istituzioni. piuttosto sono queste che cambiano la propria struttura facendo credere alle persone di essere le cause di tale cambiamento. "oltre al danno, la beffa"
Oggi come oggi la laurea la danno a tutti, e per questo che non vale più nulla.ora l'lemeneto che crea un distinguo è un particolare tipo di laurea(ingegneria) o un master. E anche i master devono essere di un certo tipo. Si è spostata in avanti la specializzazione, ora c'è bisogno della laurea per lavorare, e ce l'hanno tutti come il diploma quasi. Quindi....D'accordo con davide.
è proprio xkè la laurea serve x lavorare ke tutti si iscrivono agli atenei. guardate ke il numero di iscritti è di gran lunga inferiore a quello dei laureati(specie di quelli in regola con gli anni). questo dimostra ke ormai l'iscrizione è accessibile a tutti, e ke tutti possono permettersi di andare fuori corso x svariati anni. così x far fronte a questo numero sempre maggiore di iscritti, l'offerta universitaria si è divisa (3+2) e diversificata (anke in minimi cavilli). Ke le lauree le regalino, è vero solo in parte (dipende dalla serietà degli atenei). E quelle più serie mettono il numero chiuso x evitare la situazione descritta nel post (o almeno x tentarci)
Sono d'accordo quasi con tutti, tranne che con Micetto. Se è vero che un master è più qualificante di una laurea (ma questo è ovvio!) non è assolutamente vero che una laurea in ingegneria vale più di altre...
Il fatto è che una laurea NON fa in ogni caso la differenza per l'inserimento nel mondo del lavoro, è diventata semplicemente un pezzo di carta di minimo (ma non nullo) valore. Il problema è anche al di fuori dell'università:
- nei licei, dove il livello dell'insegnamento è crollato
- nel mondo del lavoro, che non riesce più a garantire contratti adeguati a persone che hanno studiato per oltre vent'anni...
il master oramai è la salvezza per tutti noi studenti universitari. Vale più della laurea perchè negarlo?Caro pasquale non vedo come la laurea possa sostituirlo! I licei sono poco edificanti e ormai servono davvero a poco. La qualità delle materie andrebbe cambiata. Andrebbe insegnato internet e informatica.Comunicazione e sociale. Altro che latino!! Ecco perchè tanto bullismo! La laurea andrebbe uniformata. 4 anni per tutte le facoltà, nessuna specializzazione e sconti per chi si laurea bene vuole fare i master.
Il discorso è semplice. Prima con la terza media si andava a fare gli operai e con il diploma si andava a lavorare in ufficio.
Oggi, con il diploma si fa l'operaio e con la laurea si va a lavorare in ufficio.
A fronte di una presunta migliore cultura della popolazione non c'è un miglioramente della condizione lavorativa. In pratica per lavorare si perde solo più tempo, e con il tasso di disoccupazione che c'è non è mica male....
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