Tranquilli, sempre di un angioletto si tratta, ma ora appare più stilizzato e con sfondo rosso.
La notizia non è di primissima uscita, dal momento che la presentazione ufficiale della nuova identità visiva de La Sapienza risale al 28 settembre 2006, ma è un altro l'aspetto su cui mi soffermo un attimo a ragionare.
Il nuovo logo è opera di Antonio Romano, docente di Grafica design alla facoltà di Scienze della Comunicazione de La Sapienza, che è riuscito a vincere il bando attraverso cui si sarebbe scelto ufficialmente l'ideatore del marchio. Fin qui tutto normale.
Le cose iniziano a cambiare nel momento in cui viene comunicato il compenso che l'egregio prof. Romano ha percepito: 223.000 euro.
Ad ogni modo, se non è competenza mia quella di metter becco in operazioni di budget e di investment management, cambio fronte e vado ad analizzare il bando di concorso per il nuovo logo. E mi concentro su un punto: le modalità di selezione, ossia i fantomatici requisiti che il concorrente è obbligato a comprovare.
La Sapienza ha imposto che i partecipanti fossero professionisti della comunicazione, che avessero svolto servizi identici per aziende o istituzioni primarie con buon esito. Tre requisiti, di cui, se ne manca uno, decade insindacabilmente la possibilità di concorrere.
E' questo metodo che blocca il mercato delle occupazioni nazionali. Quanti sono in Italia i professionisti che si possono vantare tronfi di aver svolto incarichi di quel tipo? A ragione pochi e, continuando così, saranno sempre meno, e soprattutto sempre gli stessi.