Joseph K., un onesto banchiere, viene improvvisamente convocato in tribunale per presenziare al proprio processo. Joseph, pensando ad un malinteso, si reca nel luogo della convocazione, tenuta presso un fatiscente edificio, ma si rende subito conto che non si tratta affatto di un errore: egli è accusato dal tribunale della città e gli viene caldamente consigliato di trovarsi un buon avvocato.
Il fatto surreale, che pervade poi tutto il racconto, è che Joseph non conosce la causa della sua accusa: è accusato di aver fatto qualcosa, ma non riesce a comprendere il proprio capo d'imputazione e capisce che non c'è nulla da fare quando, pur avendo assunto un noto avvocato, questi si comporta esattamente alla stregua del tribunale ("ti difendo, ma non saprai da cosa").
La storia, quindi, galleggia in una sorta di immobilismo d'azione, nonostante il protagonista faccia di tutto per agire, spostandosi nei meandri di una città indifferente all'iter processuale, ma "pettegolamente" attenta alla propria condizione di accusato.
Non sto qui a svelare il finale, ma a notare come la caratteristica preponderante della tecnica narrativa di Kafka è quella di raccontare la storia, gli atteggiamenti e soprattutto i pensieri dei personaggi facendo stridere affermazioni contrastanti e offrendo così al lettore, a volte in maniera perfino pesante, logiche ipotesi di procedimento smentite subito dopo da altrettanto logiche controipotesi: in alcuni passaggi, la narrazione sembra effettivamente bloccata. Altri spunti tecnici riguardano l'uso di pochissimi spazi di respiro nella lettura (verso la metà del libro, si arriva ad una quindicina di pagine scritte ininterrottamente di seguito senza alcun punto a capo) e la scelta di non offrire il cognome del protagonista, se non attraverso un'anonima lettera puntata, K.
La scheda
Titolo: Il Processo
Titolo originale: Der Prozess
Autore: Franz Kafka
Pagine: 238
Anno: 1914 (pubblicato postumo ed incompiuto nel 1925)
Genere: Letteratura del '900, Romanzo
Voto: 8
