
Tornato da Budapest.
Ma ci riandrò.
Promesso.
E' difficile descrivere la vacanza appena trascorsa seguendo un canovaccio tradizionale di narrazione, per questo mi limiterò a scrivere frasi che soltanto chi l'ha vissuta può comprendere appieno (mi dispiace, ma neanche troppo, per chi non c'era) .
La città doppia per natura, formata da Buda e Pest,
che nessuno si sarebbe aspettato così sicura e tranquilla,
dove il bello è sempre e per forza accompagnato dal brutto,
il buio dalla luce,
il paradiso dall'inferno,
la merda dall'oro,
il ricco dal povero,
la fuffa dalla ciuffa
"Bert!" da "Certi Pinzi!";
dove il demonio assume le sembianze di un cagnetto nero,
dove la Madonna assume troppe sembianze (!),
dove le ragazze sono quasi tutte diverse una dall'altra ma quasi tutte bellissime,
dove tette e culi hanno trovato finalmente un compromesso di compresenza sullo stesso corpo,
dove la "prima" e la "seconda" sono soltanto le marce di un autoveicolo,
e non anche la taglia di un reggiseno,
dove "Lilla" non è solo un colore...
Budapest come la Parigi dell'Est,
come l'antitesi,
come l'ossimoro,
come la contrapposizione di due forze opposte.
Tutto quello che ci aspettavamo è stato stravolto e a volte opposto.
Ragazze facili,
rapine a mano armata e non,
brutto tempo per tutta la vacanza...
...ma non una tromba d'aria,
ferite da pestaggi...
...ma non da tegole volanti,
terme frequentate soltanto da froci...
...ma non da slovacche quindicenni,
una casa fantasma,
Marino con un nome di battesimo,
almeno un leone nello zoo.
Non è tutto, ma non è neanche niente. E' soltanto un trailer di parole. Ma come tale, è sufficiente.
E invece non è vero...