lunedì, gennaio 22, 2007

Protocollo Inter


L’Inter è ufficialmente indagata, assieme al Milan, dall’Ufficio Indagini della Federcalcio di Borrelli, che proprio ieri ha consegnato al procuratore federale della Figc Palazzi trenta pagine d’accuse per falso in bilancio e doping amministrativo. Pare che le due società (per ora soltanto loro, ma chissà quante altre?) abbiano scambiato tra loro giovani promesse valutandone il cartellino con prezzi altissimi in rapporto a quanto poi i giocatori percepissero effettivamente d’ingaggio, che abbiano depositato contratti senza la firma dei calciatori interessati, che abbiano messo in bilancio giocatori che non avrebbero potuto giocare.

Mentre, dunque, il campionato di Serie A ha iniziato la sua fase discendente, esistono delle situazioni imbarazzanti ed illegali alla stregua di quelle dell’anno passato, che vedono coinvolta soprattutto la squadra al vertice della classifica. È evidente, però, come in questa occasione il caso sia trattato con una cassa di risonanza limitata e come se ne parli appunto a bassissima voce: dove sono finiti i moralisti e i chiacchieroni di quest’estate, non è dato sapere.

L’unica cosa certa è che in questo caso i veri, e non presunti, poteri forti prevarranno sull’etica e sulla legge.

Per stare in argomento e per rendere più comprensibili gli illeciti interisti, propongo un’intervista rilasciata ieri a Tuttosport da parte di uno dei calciatori che si sono trovati a giocare il ruolo di pedina interscambiabile. Si tratta del portiere Simone Brunelli, di 23 anni, il vero e proprio super testimone della faccenda.

- Ho iniziato a giocare in porta nelle giovanili della Cremonese dove sono stato per sette anni e ho avuto la mia prima convocazione in nazionale con l’Under 16. poi sono passato alla Primavera del Milan dove ho giocato titolare per tre stagioni vincendo un Viareggio e meritandomi la chiamata pure nell’Under 19 e nell’Under 20. Infine, nell’estate 2003, mi sono ritrovato all’Inter.
- E qui cominciano i guai.
- Loro mi hanno girato subito alla Pro Sesto e mi sono fatto male alla spalla sinistra. Dopo un anno di stop per infortunio mi hanno dirottato alla Vis Pesaro ma dopo pochi giorni di ritiro mi sono nuovamente fatto male alla spalla e non ho più giocato a calcio.
- Lei nel giugno 2003 è passato dal Milan all’Inter. Cosa è accaduto?
- Che io non ho firmato nessun contratto. Ero in scadenza col Milan e mi era stato offerto di rinnovare e quindi di mandarmi in prestito ma ho rifiutato.

- Perché?
- Preferivo andare in una squadra a titolo definitivo e, a quanto ne so, avevo pure un’offerta dal Bordeaux.

- Invece è finito all’Inter.
- Ero in vacanza in Sardegna e mi ha chiamato il mio procuratore dicendomi che l’Inter era interessata a me. Non pensavo si trattasse di una comproprietà o di una plusvalenza e gli ho detto “parliamone”. Il giorno dopo ho preso i giornali e ho visto che ero passato all’Inter. Pensavo fossero le classiche schermaglie di calciomercato invece mi sono immediatamente reso conto che era la verità. Quando sono tornato a casa nessuno si è fatto più sentire, finché dopo molte richieste mi sono fatto mandare il contratto via fax…
- E cosa ha scoperto?
- Innanzitutto che i contratti erano tre: avevano rinnovato quello col Milan, poi mi hanno girato all’Inter infine mi hanno fatto un nuovo contratto con i nerazzurri. Tutti senza che io mettessi la mia firma… Ero furibondo ma mi hanno fatto capire che non c’erano alternative.

- Cosa c’era scritto in quel contratto?
- L’ingaggio, ovvero 2.500 euro netti al mese e la durata, 5 anni, fino al 30 giugno 2008… A meno che non me lo abbiano rinnovato in queste ore.

- Quando ha saputo che il suo cartellino era stato valutato 3 milioni di euro cosa ha pensato?
- Non mi sono dato una spiegazione, e non me ne poteva fregare di meno. Per me era importante solo giocare: non sapevo e non mi interessava cosa fosse una plusvalenza.

- Poi l’infortunio ha cambiato tutto.
- Mi sono sentito fregato: dal 2004 non posso più giocare e loro hanno continuato a mettermi a bilancio come se nulla fosse. Non sono un genio, ma neanche stupido e so perfettamente che il mio valore è zero.

- Si è mai confrontato con gli altri sette coinvolti nell’operazione tra Inter e Milan?
- No, mai.
- Se non si fosse fatto male, avrebbe ugualmente denunciato tutto?
- Non lo so. So solo che in questi anni me ne hanno combinate troppe. Ora chiedo solo che il mio caso non venga sottovalutato dalla giustizia e che chi ha sbagliato paghi.
- Perché ha fatto quell’esposto all’ufficio indagini?
- Perché l’Inter è venuta meno verso i suoi obblighi contrattuali. Poi è emerso tutto il resto.

- Oggi com’è la sua situazione contrattuale?
- Dal giugno 2005 il mio cartellino appartiene interamente all’Inter.
- Beh, allora avrà fatto una visita medica di controllo.
- Sì, ad aprile dell’anno scorso e il responso è arrivato dieci mesi dopo. Sa cosa c’era scritto? Che in questo momento non posso più giocare, ma in un futuro chissà. E hanno pure sbagliato la spalla infortunata indicando la destra anziché la sinistra.
- Adesso come intende agire?
- Mi auguro che almeno mi rescindano il contratto, per potermi trovare un lavoro. Ah dimenticavo: visto che nessuno mi ha mai messo fuori rosa, posso anch’io considerarmi un campione d’Italia…

Questa è soltanto una delle dimensioni mafiose in cui il calcio italiano versa.

Complimenti vivissimi ai medici e ai dirigenti dell’Inter.

3 commenti:

Marco ha detto...

purtroppo credo ke la pena x queste cose non sia la retrocessione, forse al massimo qualke punto di penalizzazione. se invece riuscissero ad accertare ke solo grazie a questi impicci si sono potuti iscrivere al campionato, allora sì ke ne vedremmo delle belle.

Vincenzo ha detto...

in questa pena tutte le società sono coinvolte, compresa la vergine juve...

Me ha detto...

sì, ma adesso gli indagati sono inter e milan, non TUTTE LE SOCIETA'.
sennò è lo stesso discorso della juve fatto lo scorso anno. l'indagata era la juve, i telefonini sotto indagine erano quelli della juve ed è la juve che è andata in b. è ovvio però che se avessero messo sotto inchiesta tutti i cellulari di tutte le società le cose sarebbero state più interessanti...