E' infatti incredibile come puntualmente col presentarsi dei giorni dedicati allo svago e alle celebrazioni (giorni attesi da un anno se non di più), ogni volta ci sia un evento maligno che mette sotto giogo i placidi abitanti budapestini.
Il 21 agosto 2006 alle ore 21.00 era in programma sulle rive budapestine del Danubio il grande spettacolo pirotecnico, che avrebbe chiuso letteralmente "coi botti" la festa di Saint Istvan, patrono d'Ungheria.
Dopo una giornata ricca di kermesse, sagre e processioni, e dopo una cenetta frettolosa, migliaia e migliaia tra ungheresi e turisti si riversarono sulle due sponde del Danubio, chi a Buda chi a Pest, per godere delle strabilie provocate dagli spumeggianti e "sfumeggianti" fuochi d'artificio.
Alle 21.00 del 21 agosto 2006, più di un milione di persone ricopriva le strade limitrofe agli argini del fiume. In attesa.
I fuochi iniziarono la loro danza notturna, sparati sia dalla collina di Buda sia da uno dei tre grandi ponti centrali alla città. Una miriade di luci, suoni e colori animò il piatto cielo di una tranquilla serata estiva, e con esso anche il pubblico, tutto con il naso all'insù.
Le nuvole si addensarono sullo sfondo del campo visivo di ognuno, per poi improvvisamente congiungersi e formare un alone sopra le teste delle persone, ricoprendo il centro di Budapest in meno di cinque minuti. Il cielo si arrossò, forse vergognandosi un pò per come si sarebbe comportato di lì a poco.
Fu la prima folata di vento a mettere in allerta Marco, esperto metereologo e lupo di mare. "
Seguì un secondo sbuffo d'aria, questa volta un pò più insistito nel suo agire, poi un terzo.
"Sembra la fine del mondo", ammise Davide, scherzando e contemporaneamente ammirando il cielo rossastro preso a cannonate dalle esplosioni dei giochi pirotecnici. Marco confermò, con un sorriso tirato.
Il milione e passa di persone continuava a stare immobile sotto il cielo. E alla mercè del vento.
Cominciò a piovere. Forte. Non era una pioggia diesel, ma un turbo-benzina che mise subito la quarta per poi sgasare in quinta, infradiciando con le sue sgommate una folla ammaestrata agli spettacoli.
Marco e Andrea, terrorizzati dall'acqua e dalla condizione di bagnati, proposero di andare a ripararsi in una delle stradine interne parallele al lungodanubio. Davide e Vincenzo li seguirono.
Descrivere quello che successe nel momento in cui i 4 italiani iniziarono ad abbandonare le postazioni da vedetta non è opera semplice. Innanzitutto il diluvio. Una cascata fragorosa d'acqua piovana cominciò ad allagare le strade e ad inzuppare qualsiasi cosa incontrasse nella sua caduta a terra. Acqua ovunque, come un muro liquido senza soluzione di continuità.
Poi fu la volta della tromba d'aria. Un vento a 100 km/h frustò le strade e i pedoni, ed accompagnò per 15 minuti consecutivi il violento nubifragio che si stava abbattendo su Budapest.
Mentre i 4 amici correvano a blocchi di due, Andrea e Marco per primi, Davide e Vincenzo poco dopo, anche la folla terminò il momento di stasi e si sparpagliò disordinatamente per le strade del centro. Era importante non perdersi di vista, così Davide e Vincenzo allungarono il passo e si portarono a ridosso dei 2 amici apripista. In quel momento, il vento decise di dar prova della propria forza e si divertì a divellere qualche tronco dalle radici.
"

Dal tetto iniziarono a volare tegole, pezzi di calcinacci e vetri, proprio a pochi centimetri dalle teste dei ragazzi che, sbalorditi dalla situazione e anche un pò dalla loro sbadataggine, diventarono di colpo un bersaglio immobile.
"Andiamo lì
Marco e Davide rimasero indietro soltanto per qualche istante e furono lesti anche loro a rifugiarsi nel piccolo spazietto che era rimasto. Inoltre, Davide si rese conto di avere una mano insanguinata, colpita nella corsa da uno degli innumerevoli detriti che i tetti dei palazzi vomitavano dall'alto.
Dopo che Andrea chiese alla commessa un fazzoletto per tamponare la ferita dell'amico, i 4 prodi decisero che anche lì il loro tempo era terminato e che bisognava a tutti i costi raggiungere la propria abitazione che distava circa 400 metri.
Mentre la pioggia batteva e il vento ululava, mentre la gente insanguinata filava in tutte le direzioni e i fuochi continuavano la loro performance, il quartetto italiano si buttò controvento e controcorrente al centro di Vaci Utca correndo come mai aveva fatto.
Le infinite camminate fatte durante il corso della vacanza avevano temprato i muscoli delle loro gambe e, dopo una straordinaria corsa a perdifiato, i 4 arrivarono incredibilmente sani e salvi al portone di casa.
Bagnati, stanchi, ma salvi.
Quella sera, la bufera provocò morte e distruzione.
Quella sera, morirono 4 persone e ne rimasero ferite circa 250.
Quella sera è ricordata come la più grande tragedia climatica nella storia dell'Ungheria.
2 commenti:
e chi se la scorda più?Morti ma quello che più mi ha colpito è il fatto che moltissime persone sono rimaste tetraplegiche a causa degli alberi che crollavano tra la folla...
L'allenamento giornaliera di camminata di corsa è servito anzichenò....
una narrazione senza dubbio avvincente. alcuni dettagli li avevo persino rimossi
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