mercoledì, gennaio 31, 2007

Libri - Il processo, Franz Kafka


"Il Processo" è l'opera con cui Kafka tenta di fotografare l'oppressione delle istituzioni statali sui poveri esseri umani. La condizione prevalente dell'essere umano nell'epoca moderna è, in effetti, rappresentata da una sorta di presa in ostaggio dell'individuo da parte della burocrazia e dei suoi iter processuali, e la figura di Joseph K., il protagonista del racconto, è emblematica di tale condizione.

Joseph K., un onesto banchiere, viene improvvisamente convocato in tribunale per presenziare al proprio processo. Joseph, pensando ad un malinteso, si reca nel luogo della convocazione, tenuta presso un fatiscente edificio, ma si rende subito conto che non si tratta affatto di un errore: egli è accusato dal tribunale della città e gli viene caldamente consigliato di trovarsi un buon avvocato.
Il fatto surreale, che pervade poi tutto il racconto, è che Joseph non conosce la causa della sua accusa: è accusato di aver fatto qualcosa, ma non riesce a comprendere il proprio capo d'imputazione e capisce che non c'è nulla da fare quando, pur avendo assunto un noto avvocato, questi si comporta esattamente alla stregua del tribunale ("ti difendo, ma non saprai da cosa").

La storia, quindi, galleggia in una sorta di immobilismo d'azione, nonostante il protagonista faccia di tutto per agire, spostandosi nei meandri di una città indifferente all'iter processuale, ma "pettegolamente" attenta alla propria condizione di accusato.

Non sto qui a svelare il finale, ma a notare come la caratteristica preponderante della tecnica narrativa di Kafka è quella di raccontare la storia, gli atteggiamenti e soprattutto i pensieri dei personaggi facendo stridere affermazioni contrastanti e offrendo così al lettore, a volte in maniera perfino pesante, logiche ipotesi di procedimento smentite subito dopo da altrettanto logiche controipotesi: in alcuni passaggi, la narrazione sembra effettivamente bloccata. Altri spunti tecnici riguardano l'uso di pochissimi spazi di respiro nella lettura (verso la metà del libro, si arriva ad una quindicina di pagine scritte ininterrottamente di seguito senza alcun punto a capo) e la scelta di non offrire il cognome del protagonista, se non attraverso un'anonima lettera puntata, K.


La scheda


Titolo:
Il Processo
Titolo originale: Der Prozess
Autore: Franz Kafka
Pagine: 238
Anno:
1914 (pubblicato postumo ed incompiuto nel 1925)
Genere: Letteratura del '900, Romanzo
Voto: 8

lunedì, gennaio 29, 2007

Distanze

Lunedì 22 gennaio 2007 - Domenica 28 gennaio 2007: 393 km

domenica, gennaio 28, 2007

Protocollo Inter



Ancora una vittoria dell'Inter, e la squadra di Mancini (anzi di Ibrahimovic) si conferma sempre di più la capolista della Serie A. Resta da vedere l'esito di Inter-Roma che andrà in onda domenica prossima, per poter così celebrare senza impaccio l'anticipata vittoria del tricolore.

Un tricolore che verrebbe confermato sulle magliette nerazzurre, ma che si porrebbe sullo stesso livello qualitativo di quello assegnato in un
tribunale interista circa sei mesi fa: se quello passato risalta per la sua irregolarità e slealtà sportiva, quello prossimo non avrà alcun valore qualitativo per ingiustificata e imposta assenza di avversari degni di nota.

Un brevissimo cenno (perché non merita alcuno spazio ulteriore) a Materazzi, che continua a far vergognare l'Italia intra et extra moenia con i suoi comportamenti da decerebrato.
Prima o poi tanto, una capocciata
vera la prenderà.

Ritorno sullo scudetto appiccicato alla "squadra più pulita di Italia".
I più attenti alle notizie del mondo del calcio sicuramente sapranno ciò di cui sto per parlare, ma sicuramente non tutti sanno che l'Inter non avrebbe neanche dovuto partecipare al campionato 2005-2006, poi vinto a tavolino.

Infatti, la società interista durante l'estate 2005 effettuò una vendita illegale e fittizia del marchio Inter, per poter truccare il proprio bilancio di ben 158 milioni di euro!!
La legge cartacea vieta inderogabilmente l'iscrizione al campionato ad una squadra in simili condizioni, tuttavia la legge era, allora, gestita da un certo Guido Rossi della COVISOC (già dirigente dell'Inter), che ci mise poco ad ammettere l'Inter in Serie A, concedendole uno sconto più che incomprensibile: ricapitalizzazione di soli 40 milioni e non di 158 come doveva essere (la legge almeno in questo è chiara), con una decurtazione effettiva del 75% di sconto.

Quindi, tutti gli interisti (e forse non solo loro...), che fino a ieri reclamavano da vittime una giustizia esemplare, si guardino attorno ed osservino come siano portatori di un alone di sozzura infestante il calcio italiano.

sabato, gennaio 27, 2007

FCJ = RW

La Juventus come Robbie Williams. La regina del calcio con il re della musica ha in comune il fatto di aver causato la chiusura anticipata delle scuole, per poter permettere a tutti quanti di essere presenti all'evento.

E' successo lo scorso settembre a Leeds, in occasione del concerto pop di Robbie Williams, ed è successo oggi a La Spezia, in occasione della partita Spezia-Juventus.

Comunanza di effetti.

venerdì, gennaio 26, 2007

Le "O" di Google

Pamela Anderson è stata la testimonial di una delle ultime pubblicità di Google, e c'è da dire che i responsabili marketing non potevano scegliere di meglio per rappresentare il proprio marchio.


[Ale Adviser]

lunedì, gennaio 22, 2007

Videovetrina

1) L'uomo fiaccola: prima si dà fuoco, poi si butta da un ponte.

2) Un Dragster nella folla: durante una Drag Race, una macchina sbanda e finisce tra gli spetattori.

3) Un salto improvvido: sale sul tetto e si lancia su un materassino. Ma sbaglia mira.

4) Fatti incredibili (Ale adviser): una ruota vagante rotola per tutta la pista fino a trovare l'esatta posizione.

Distanze

Lunedì 15 gennaio 2007 - Domenica 21 gennaio 2007: 806 km

Protocollo Inter


L’Inter è ufficialmente indagata, assieme al Milan, dall’Ufficio Indagini della Federcalcio di Borrelli, che proprio ieri ha consegnato al procuratore federale della Figc Palazzi trenta pagine d’accuse per falso in bilancio e doping amministrativo. Pare che le due società (per ora soltanto loro, ma chissà quante altre?) abbiano scambiato tra loro giovani promesse valutandone il cartellino con prezzi altissimi in rapporto a quanto poi i giocatori percepissero effettivamente d’ingaggio, che abbiano depositato contratti senza la firma dei calciatori interessati, che abbiano messo in bilancio giocatori che non avrebbero potuto giocare.

Mentre, dunque, il campionato di Serie A ha iniziato la sua fase discendente, esistono delle situazioni imbarazzanti ed illegali alla stregua di quelle dell’anno passato, che vedono coinvolta soprattutto la squadra al vertice della classifica. È evidente, però, come in questa occasione il caso sia trattato con una cassa di risonanza limitata e come se ne parli appunto a bassissima voce: dove sono finiti i moralisti e i chiacchieroni di quest’estate, non è dato sapere.

L’unica cosa certa è che in questo caso i veri, e non presunti, poteri forti prevarranno sull’etica e sulla legge.

Per stare in argomento e per rendere più comprensibili gli illeciti interisti, propongo un’intervista rilasciata ieri a Tuttosport da parte di uno dei calciatori che si sono trovati a giocare il ruolo di pedina interscambiabile. Si tratta del portiere Simone Brunelli, di 23 anni, il vero e proprio super testimone della faccenda.

- Ho iniziato a giocare in porta nelle giovanili della Cremonese dove sono stato per sette anni e ho avuto la mia prima convocazione in nazionale con l’Under 16. poi sono passato alla Primavera del Milan dove ho giocato titolare per tre stagioni vincendo un Viareggio e meritandomi la chiamata pure nell’Under 19 e nell’Under 20. Infine, nell’estate 2003, mi sono ritrovato all’Inter.
- E qui cominciano i guai.
- Loro mi hanno girato subito alla Pro Sesto e mi sono fatto male alla spalla sinistra. Dopo un anno di stop per infortunio mi hanno dirottato alla Vis Pesaro ma dopo pochi giorni di ritiro mi sono nuovamente fatto male alla spalla e non ho più giocato a calcio.
- Lei nel giugno 2003 è passato dal Milan all’Inter. Cosa è accaduto?
- Che io non ho firmato nessun contratto. Ero in scadenza col Milan e mi era stato offerto di rinnovare e quindi di mandarmi in prestito ma ho rifiutato.

- Perché?
- Preferivo andare in una squadra a titolo definitivo e, a quanto ne so, avevo pure un’offerta dal Bordeaux.

- Invece è finito all’Inter.
- Ero in vacanza in Sardegna e mi ha chiamato il mio procuratore dicendomi che l’Inter era interessata a me. Non pensavo si trattasse di una comproprietà o di una plusvalenza e gli ho detto “parliamone”. Il giorno dopo ho preso i giornali e ho visto che ero passato all’Inter. Pensavo fossero le classiche schermaglie di calciomercato invece mi sono immediatamente reso conto che era la verità. Quando sono tornato a casa nessuno si è fatto più sentire, finché dopo molte richieste mi sono fatto mandare il contratto via fax…
- E cosa ha scoperto?
- Innanzitutto che i contratti erano tre: avevano rinnovato quello col Milan, poi mi hanno girato all’Inter infine mi hanno fatto un nuovo contratto con i nerazzurri. Tutti senza che io mettessi la mia firma… Ero furibondo ma mi hanno fatto capire che non c’erano alternative.

- Cosa c’era scritto in quel contratto?
- L’ingaggio, ovvero 2.500 euro netti al mese e la durata, 5 anni, fino al 30 giugno 2008… A meno che non me lo abbiano rinnovato in queste ore.

- Quando ha saputo che il suo cartellino era stato valutato 3 milioni di euro cosa ha pensato?
- Non mi sono dato una spiegazione, e non me ne poteva fregare di meno. Per me era importante solo giocare: non sapevo e non mi interessava cosa fosse una plusvalenza.

- Poi l’infortunio ha cambiato tutto.
- Mi sono sentito fregato: dal 2004 non posso più giocare e loro hanno continuato a mettermi a bilancio come se nulla fosse. Non sono un genio, ma neanche stupido e so perfettamente che il mio valore è zero.

- Si è mai confrontato con gli altri sette coinvolti nell’operazione tra Inter e Milan?
- No, mai.
- Se non si fosse fatto male, avrebbe ugualmente denunciato tutto?
- Non lo so. So solo che in questi anni me ne hanno combinate troppe. Ora chiedo solo che il mio caso non venga sottovalutato dalla giustizia e che chi ha sbagliato paghi.
- Perché ha fatto quell’esposto all’ufficio indagini?
- Perché l’Inter è venuta meno verso i suoi obblighi contrattuali. Poi è emerso tutto il resto.

- Oggi com’è la sua situazione contrattuale?
- Dal giugno 2005 il mio cartellino appartiene interamente all’Inter.
- Beh, allora avrà fatto una visita medica di controllo.
- Sì, ad aprile dell’anno scorso e il responso è arrivato dieci mesi dopo. Sa cosa c’era scritto? Che in questo momento non posso più giocare, ma in un futuro chissà. E hanno pure sbagliato la spalla infortunata indicando la destra anziché la sinistra.
- Adesso come intende agire?
- Mi auguro che almeno mi rescindano il contratto, per potermi trovare un lavoro. Ah dimenticavo: visto che nessuno mi ha mai messo fuori rosa, posso anch’io considerarmi un campione d’Italia…

Questa è soltanto una delle dimensioni mafiose in cui il calcio italiano versa.

Complimenti vivissimi ai medici e ai dirigenti dell’Inter.

giovedì, gennaio 18, 2007

Il mito di Rocky Balboa


Ieri sono andato a vedere Rocky Balboa e finalmente ho sentito al cinema le calde trombe martellanti di Gonna fly now, io che sono cresciuto guardando e riguardando e riammirando in videocassetta tutti e cinque gli episodi precedenti (soprattutto il terzo e il quarto). Ebbene, devo dire che l’effetto è stato forte, e che ho anche un po’ rimpianto il fatto di aver avuto la possibilità di vedere soltanto l’ultimo dei capitoli dello Stallone Italiano. Tuttavia, ho avuto modo e tempo di ricavare alcune considerazioni in merito.

Personalmente, vedo il mondo diviso in due tipologie di persone: quelle che amano Rocky e quelle che non lo amano.

Probabilmente sono numericamente maggiori le seconde, che rifiutano il concetto-Rocky per ignoranza in/volontaria, per gusto - almeno a star sentire i latini - indiscutibile, per snobbismo conformista.

Quelle che lo amano, invece, lo fanno soprattutto per conoscenza effettiva, per immedesimazione compenetrata, per valenza semantica del soggetto stesso.

Tuttavia, i due universi così distinti e netti condividono la conoscenza intrinseca al concetto-Rocky: non esiste persona che non sappia chi è Rocky (se c’è, presentatemela). Puoi odiarlo, può non piacerti, ma forzatamente sai chi è e cosa fa: questa in teoria è già una bella vittoria.

Sylvester Stallone, inventando Rocky Balboa, ha creato un mito, nel senso alto del termine. Mito è quel racconto o corrente culturale che sviluppa un complesso di schemi, archetipi e simboli, implicando una componente razionale.

- Gli archetipi, che precedono le idee, rappresentano delle immagini irrazionali stabili nel tempo e nello spazio. Sono, dunque, quelle visioni del mondo comuni a tutte le culture di tutte le epoche e appartengono al modo di pensare proprio della specie umana in toto. La battaglia del bene contro il male è un tema presente in ogni società, ed è per questo che l’immagine-Rocky Balboa riesce ad assumere significato dagli eschimesi ai sudafricani.

- I simboli, a differenza degli archetipi, esigono un’interpretazione razionale e mutano nel tempo e nello spazio. Rocky che combatte contro Ivan Drago nel quarto episodio della esalogia è ovviamente simbolo di America vs Russia, e quindi di occidente vs oriente, di capitalismo vs comunismo. Ma anche il fatto che Rocky, da giovincello disoccupato e nullafacente senza speranze nel futuro si trasformi in leggenda mondiale, è uno dei simboli più frequenti ed usati nella società contemporanea (e, guarda caso, rappresenta proprio la storia biografica di Sylvester Stallone).

- Gli schemi, infine, sono i gesti riflessi provocati da rappresentazioni riconoscibili. Riguardano la sfera dell’inconscio e, per fare un esempio, in Rocky Balboa schema è la battuta detta da Stallone al figlio poco prima del match finale: “Ti spiezzo in due”. In quel momento, tutti gli spettatori, anche quelli che vedevano Rocky per la prima volta, sapevano con certezza di cosa si trattava. E in effetti, il gesto riflesso più comune (almeno ieri, quando ho visto il film) è stato quello di una risata, anche se soltanto accennata.
Altro esempio di schema è l'immagine che ho scelto per questo post: pur essendo il soggetto voltato di spalle verso un'indefinita piazza, non c'è bisogno che io vi dica chi sia.

Per concludere, ritengo che Stallone abbia degnamente chiuso il capitolo Rocky, nonostante le probabilità di cadere in spacconate o in semplificazioni irritanti fossero decisamente alte. Tecnicamente splendido l'ultimo incontro della carriera del pugile di Filadelfia.

Grande Stallone, grandissimo Rocky: icone vincenti di un cinema ormai perduto.

martedì, gennaio 16, 2007

Libri - Crypto, Dan Brown


Rieccolo qui, il best-seller-man del nuovo millennio, ancora una volta alle prese con codici e messaggi cifrati.

"Crypto" è l'ultima opera di Dan Brown, autore diventato ormai celeberrimo per"Il Codice da Vinci" e per tutto ciò che esso ha scatenato. In questo libro, vengono narrate con la consueta disinvoltura ed abilità narrativa le vicende di Susan Fletcher, responsabile della divisione di crittologia dell'NSA (National Security Agency), che si trova costretta, suo malgrado, ad affrontare un codice inaccessibile, impossibile da decodificare anche per il segretissimo supercomputer dell'NSA. Il codice, infatti, è riuscito a penetrare i firewall del computer facendo partire un conto alla rovescia al termine del quale i dispositivi di sicurezza e di anti-hackeraggio della macchina andranno in frantumi, offrendo al mondo intero tutti i dati più nascosti sulle attività segrete degli Stati Uniti.
Si tratta, dunque, di un tecno-thriller decisamente realistico ed attuale che mette a nudo il conflitto tra privacy e salvaguardia della sicurezza internazionale, offrendo al lettore interessanti spunti di riflessione.

Inoltre, l'azione finzionale si svolge complessivamente in una giornata, ma i colpi di scena sono così rapidi a susseguirsi che le 425 pagine di cui è composto il libro letteralmente volano.

Obiettivamente, sono convinto che questo romanzo sia un'altra grande prova del talento di Dan Brown ad intrattenere il pubblico lettore, al di là di tutte le semplicistiche nonché modaiole critiche che gli sono piovute addosso, in seguito allo strabordante successo de "Il Codice da Vinci".

E' bene che i critici si mettano in testa una volta per tutte che Dan Brown non è affatto uno storico (prima di diventare autore, è stato insegnante universitario di inglese...), ma un inventore di storie, e per questo si limitino a valutarne gli scritti come farebbero con qualsiasi altro romanziere.

Il 'Codice da Vinci' è un romanzo, e come tale avrebbe il diritto di inventare quello che vuole. Oltretutto è scritto con abilità e lo si legge d'un fiato. Né è grave che l'autore all'inizio ci dica che quello che racconta è verità storica. Figuriamoci, il lettore professionista è abituato a questi appelli narrativi alla verità, fanno parte del gioco finzionale.
Umberto Eco


Che i critici o i detrattori in toto siano dei lettori amatoriali?


La scheda

Titolo: Crypto
Titolo originale: Digital Fortress
Autore: Dan Brown
Pagine: 425
Anno: 2006
Genere: Thriller
Voto: 9.5

lunedì, gennaio 15, 2007

La sagra del parcheggio

Ecco 2 divertenti pubblicità e un simpatico filmato che giocano sul tema del parcheggio.

C'è da dire che bisognerebbe imparare.


Pubblicità Mazda 2 Zum Zum.

Pubblicità Dackia.

Come risolvere un inseguimento.

Protocollo Inter

L’Inter vola e la Serie A diventa interessante soltanto per la lotta all’Europa o alla retrocessione. Non vedo come la Roma, oggi pesantemente aiutata prima e penalizzata poi dalle decisioni di un arbitro pulito [nda Rocchi], possa avere la forza fisica e mentale di rincorrere nel girone di ritorno una squadra che obiettivamente pare indistruttibile.

L’Inter, è inutile negarlo, ha la squadra più forte di sempre, composta da ottimi giocatori dalla notevole caratura internazionale sommati ad un fenomeno vero: Zlatan Ibrahimovic. E, a dispetto degli anni passati, i giocatori che oggi formano la squadra titolare, oltre ad essere dei campioni, sono nella fase culminante della loro carriera, dove le giovinesche sbavature tecniche e caratteriali hanno lasciato il posto alla piena maturità professionale. Niente botte da matti, o cassanate, o zebinate, ma solo grande tecnica al servizio della squadra.

L’Inter è soltanto grazie a questi campioni, e assolutamente non grazie ad un allenatore che allenatore non è, che viaggia su una media punti stratosferica e che ha appena battuto il record di vittorie consecutive nella storia del calcio italiano: da ieri siamo a quota 12.

Certo è che, senza il calcioscandalo della scorsa estate, e senza quindi l’eliminazione coatta della Juventus dalla massima serie, nonché la penalità in punti al Milan, la squadra controllata da Moratti oggi indosserebbe il medesimo ruolo che la storia recente le ha cucito addosso: non protagonista. Perché avrebbe due formidabili antagoniste nella corsa al titolo e non avrebbe tra le sue fila Vieira e un certo Ibrahimovic.

Personalmente, credo che Calciopoli sia stato una grande montatura hollywoodiana recitata sontuosamente da ottimi attori. Attenzione, non dico che quello che è emerso sia falso. Sostengo piuttosto che sia stato preventivamente programmato ed organizzato in modo tale da farne emergere soltanto una parte, enfatizzandone i caratteri. Ma questa è un'opinione, come tale opinabilissima. Preferisco i fatti.

Apro, dunque, una nuova rubrica settimanale (Protocollo Inter) che, prendendo il filo da un post che pubblicai già lo scorso 28 luglio, ha l’obiettivo di dare spazio a tutta una serie di interventi, situazioni, documenti ed atti storici per far conoscere un po' meglio la "grande" Inter.

Forza Inter, sempre!



Ecco come l’Internazionale vinse il suo primo scudetto

Era il lontanissimo 1910 quando la Federazione italiana scelse, in prima istanza, una data per la finale scudetto Pro Vercelli-Inter. Tuttavia, in quella data, tutta la squadra titolare della Pro Vercelli era già impegnata con la Nazionale Militare. La Pro Vercelli chiese, ovviamente, lo spostamento della finale scudetto. La Federazione rispose che a loro andava bene se anche l'Inter avesse accettato. Indovinate un po’? L'Inter, scandalosamente, rispose di no e la Federazione non poté far altro che mantenere la data stabilita, evidentemente inadeguata, ma pur sempre ufficialmente riconosciuta.

La Pro Vercelli, giustamente indignata per questo gesto indecoroso, mandò in campo la 4^ squadra, ossia i bambini di 11 anni. L'Inter vinse la partita 10-3 (riuscendo però a prendere 3 gol dai bambini!!) e vinse in questo modo il suo primo scudetto.

Tra il primo e l'ultimo cambia il metodo, non cambia la sostanza.

Distanze

Lunedì 8 gennaio 2007 - Martedì 14 gennaio: 205 km

mercoledì, gennaio 10, 2007

La sagra del parcheggio

Dopo aver visionato un incredibile video di un parcheggio sul blog di Vinz (anzi vi invito a dargli un'occhiata), apro ufficialmente la caccia ai parcheggi più divertenti della Rete.

Questo è il primo.

Un vecchietto che prova a parcheggiare la propria autovettura.

Videovetrina

1) La schiena massacrata: decide di farsi sparare con un mitra ad aria compressa una raffica di proiettili di gomma sulla schiena.

2) Mirabilie che rimbalzano: incredibili tricks con una pallina da ping pong.

3) L'epico scontro tra un cervo e un cacciatore: uno dei più bei filmati della Rete!

4) Gelo in azienda: un impiegato fa una "sonora" figura di cacca.

martedì, gennaio 09, 2007

Distanze

Lunedì 25 dicembre 2006 - Domenica 7 gennaio 2007: 332 km

domenica, gennaio 07, 2007

Libri - Metamorfosi et al., Franz Kafka



La Longanesi, nel 1965, diede alle stampe una raccolta completa di tutti gli spunti narrativi scritti da Franz Kafka. Il libro, dopo averlo preso in prestito dalla biblioteca di mio zio, mi ha avvicinato per la prima volta all'autore praghese.

Si tratta di brevi storie e frammenti di narrazioni, ma anche di racconti completi, come la "Metamorfosi" o la "Colonia penale", che danno un quadro generale di come Kafka pensasse e scrivesse all'inizio del Novecento.
Dare un giudizio su quello che è unanimamente considerato uno dei maggiori scrittori del XX secolo mi mette un pò in soggezione, ma proverò lo stesso ad esprimere una mia idea.


Kafka scrive seguendo quasi sempre lo stesso tipo di struttura narrativa: gli avvenimenti si svolgono in un ambiente piccolo-borghese, tra personaggi ansiosi dal domani ed indaffarati nella perenne arte del guadagno. D'altra parte, il background culturale dell'autore, quello di matrice ebraica, evidentemente ha influenzato non poco la sua personalità.

Molta importanza nei suoi scritti viene assegnata alla metafora:
la metafora è un modo altro per descrivere la realtà.

E su una metafora è giocata la sua opera più celebre: la "Metamorfosi". Si tratta di un racconto di neanche 70 pagine, suddiviso in tre parti, dove si narrano le vicende di un commesso viaggiatore che, una mattina, prima di andare a lavoro, si ritrova nel suo letto trasformato in insetto. Inizialmente i genitori provano a prendersene cura, sperando in una prossima trasformazione inversa, ma poi, quando notano che gli eventi non mutano, decidono di emarginare il proprio figlio dalla casa, senonché quest'ultimo muore, liberando la sua famiglia da un peso atroce.


Sono molte le interpretazioni rivolte a quest'opera, e quella più in voga afferma che la trasformazione in insetto del protagonista simboleggia lo stress che la società industrializzata del lavoro fa gravare sulle spalle del singolo individuo.

Se così è, ossia se è così che voleva intenderla Kafka, si può dire che qualcun'altro prima di lui ci aveva già pensato (ad esempio Marx). Ma le opere allegorico-metaforiche non consentono mai una chiave di lettura che possa essere definita come giusta, a meno che l'autore non ne scriva la soluzione.


Chi veramente sa che cosa passava nella mente del buon Franz?



La scheda

Titolo:
Metamorfosi et al.
Autore: Franz Kafka
Pagine: 238
Anno:
1909/1919
Genere:
Letteratura del '900
Voto:
7

mercoledì, gennaio 03, 2007

Del diritto di cronaca


Saddam è morto impiccato. E qualcuno lo ha ripreso con un cellulare mentre cadeva nel vuoto legato solo ad una fune.
Il
video ha fatto già il giro del mondo (è disponibile in svariate versioni su YouTube, basta cercare Saddam death), e molte emittenti straniere (soprattutto quelle arabe) hanno deciso di mandare in onda le immagini per intero.

Numerose le critiche promosse da più Paesi per la crudezza del fatto, c'è chi si è distaccato con forza da quelle produzioni televisive e c'è chi ha preso molte distanze dal fatto in sé, ma in realtà il diritto di cronaca, oggi, sembra essere più forte di qualsiasi piagnisteo moralista. E aggiungo io, fortunatamente!


E' proprio questo il punto.
La spettacolarizzazione degli eventi infervora la massa, e più un documento appare top secret più si ha voglia di acquisirne i contenuti. Chi gestisce i media questo lo sa bene, e non è un caso che il video della morte di Saddam sia stato eseguito attraverso un cellulare: le immagini non hanno nulla a che vedere con le tecniche di ripresa tradizionale, sono mosse, buie, spesso fuori fuoco, l'audio è scadente. Tutto ciò viene percepito dal pubblico come un qualcosa fatto di nascosto, e questo accresce l'interesse. A maggior ragione, e con maliziosa decisione, le autorità irachene hanno dichiarato di aver prontamente arrestato l'artefice del misfatto.

D'altra parte, le caratteristiche tecniche del video di Saddam sono identiche ai filmati di format quali Real Tv, come anche di Paperissima (due programmi di buon successo mediatico), dove è sempre una persona inesperta a produrre il contenuto e ad amplificarne in tal modo i tratti di
realisticità dello stesso.
Io sono convinto del fatto che, finché si offre la cronaca, si dovrebbe stare dalla parte della ragione.

Un'ultima analisi. Perché un Paese (come può anche essere quello italiano) può arrogarsi il diritto di criticare aspramente un altro Paese colpevole di aver mandato in onda semplicemente e soltanto un vero e proprio seppur crudo
pezzo di storia, quando attraverso le proprie Tv propone in orari bambineschi, solo per citarne alcuni, il Wrestling, Rambo, Buona Domenica, pubblicità discutibili? E' vero, molto spesso nei prodotti filmici prevale il bene sul male, ma Saddam Hussein non era un terribile dittatore?
Come ritengo sia più che giusto offrire la più ampia varietà di contenuti mediatici, come d'altronde prevede la legislazione di un Paese che si proclama pluralista in tutte le forme, ecco che concordo anche con coloro i quali, pur
sciacallando su fatti e misfatti, offrono una finestra realistica sul mondo.