domenica, maggio 28, 2006

Libri - L'archeologo

"L'archeologo", secondo libro di Arthur Phillips, è un romanzo d'avventura che narra le vicende di un ambiguo studioso di egittologia e di un investigatore messosi sulle sue tracce.

La storia si svolge tra Boston, Sydney e Tebe, intorno agli anni '20, mentre la narrazione risulta essere trattata separatamente, sia dal punto di vista cronistico che da quello grafico (il libro è scritto con due diversi stili di carattere grafico), dai due personaggi principali: l'archeologo, che l'autore fa parlare attraverso il suo diario, e l'investigatore, che narra sempre in prima persona ma tramite alcune sue lettere.

La lettura del libro appare eccessivamente pesante, e il racconto delle vicende mediante la forma diaristica non sempre sembra riuscire ad essere esaustivo.

Va dato merito, tuttavia, alla trama ben congegnata e soprattutto al colpo di scena finale, quando l'archeologo risulta essere la stessa persona rappresentata fino a quel momento da un altro personaggio.


Scheda

Titolo: L'archeologo
Autore: Arthur Phillips
Pagine: 511
Anno: 2004
Genere: Avventura/Giallo
Voto: 6

sabato, maggio 27, 2006

Videovetrina

Video:

1) Non era semplicemente una scappatella di bassissima qualità...

2) Un ragazzo pattina sul bordo di una ringhiera che non finisce mai.

3) Strepitoso! Gerrard sbeffeggiato negli spogliatoi da un ragazzino tifoso del Chelsea.

sabato, maggio 20, 2006

La rivincita dei nomadi

La globalizzazione si manifesta attraverso la compressione del tempo e dello spazio. Una compressione che, però, incide in modo globalmente differente sui vari individui.
La globalizzazione, infatti, si caratterizza come un processo di stratificazione mondiale (più che di livellamento), e dà origine a una nuova gerarchia sociale:

1) i globalizzati, ossia coloro che possiedono la libertà fisica e virtuale di movimento;

2) i localizzati, coloro che sono condannati a una stanzialità forzata.

Le dimensioni spazio-temporali acquisicono, così, un differente significato, a seconda che vengano adattate alle due categorie:

I globalizzati vivono nel tempo: per loro lo spazio non significa nulla.
I localizzati vivono nello spazio: per loro il tempo significa oppressione.


L'era della globalizzazione si presenta come il tempo della vendetta sociale dei nomadi sui sedentari.

Z. Bauman

giovedì, maggio 18, 2006

Videovetrina

La rassegna video propone:

1) un pazzo videoamatore (da notare la capigliatura e il suo sguardo alla fine del video)

2) un numero strepitoso in una partita di basket

3) una rapina non riuscita (sorprendente reazione della vittima)

lunedì, maggio 15, 2006

Free press-mania

Oggi, verso le 14.30, mi trovavo sul trenino Roma-Ostia, di ritorno dall'università.

Il viaggio scorreva lento come non mai (anzi, lento come al solito) e, per ingannare quella mezz'ora di tempo che mi ci vuole per arrivare a Castel Fusano, mi ero messo a leggere Tuttosport e a godere del XXIX scudetto (checché se ne dica!) della Juventus.

(Orgoglio Juve! Intitolava la prima pagina del quotidiano, ma questa è un'altra storia).

Ammirando, dunque, la nuova pelata di Del Piero e saltando da un articolo all'altro, non mi ero accorto che nel vagone girava un tizio un pò strano. Aveva un'età indefinibile (e forse indefinita): sembrava giovane, ma allo stesso tempo era gravato da chissà quali problemi, e si aggirava nervoso nel corridoietto che separa le file dei posti a sedere della carrozza.

Era in cerca di qualcosa.
Lo osservavo con la coda dell'occhio, senza farmi accorgere, mentre percorreva il vagone per lungo, andando da un capo all'altro. Ed ogni tanto, arraffava qualcosa dai posti vuoti.

Delle buste? Dei cartoni? No, erano giornali, quei giornali gratuiti che sembrano pervadere gli ambienti metropolitani, occupando passeggeri, pavimenti, sedili, secchioni dell'immondizia.

Ne avrà avuti circa 5 o 6, quando alla fermata di Acilia, le porte si erano aperte. E lui, con gli occhi invasati, si era fermato a puntare una signora seduta di fronte a me. Ma non puntava la signora, bensì "Leggo", che questa teneva tra le braccia.

E' successo tutto in un attimo: il tizio, accecato dalla carta stampata, si è fiondato sul giornale della donna, che a sua volta lo aveva ben serrato tra le dita di tutte e due le mani.
La scenetta è andata avanti per circa 5 secondi, con le porte che non si decidevano a richiudersi, e con i due litiganti che sembravano a un tiro della fune.

Alla fine, con uno strappo rabbioso, il tizio è riuscito a strappare il quotidiano dalla morsa della signora, e quindi a scendere dal trenino, con un ghigno sul volto e con il morale alle stelle.

La consultazione della free press è un'abitudine consolidata tra i passeggeri di Roma, tant'è che straborda di spot e di inserti pubblicitari, indice della forte penetrazione che questa nuova modalità di stampa è riuscita ad ottenere.

Ritornando al tira-e-molla cui hanno assistito i passeggeri del trenino (me compreso), quello che mi preoccupa non è il comportamento di quel vecchio ragazzo (manifestamente uno squilibrato), quanto la folle possessività che la signora ha dimostrato nei confronti di un oggetto così gratuito e facilmente reperibile.

venerdì, maggio 12, 2006

Il pregiudizio e l'illusione della conoscenza

Devo assolutamente integrare con informazioni vere il falso e tendenzioso post che Vincenzo ha pubblicato sul suo blog. Post che, evidentemente, manca di riferimenti consultabili, di fonti certe, di link.

E per smentire il contenuto dell'articolo, mi servirò soltanto di informazioni e di collegamenti reali, facilmente riscontrabili e reperibili in Internet, che tanto sono mancati al pur simpatico e volenteroso Vinz.


1)
"A 86 km dalla capitale, lungo l’autostrada M7, sorge Siófok. E’ uno dei centri turistici più frequentati del paese, considerata la "capitale della stagione estiva ungherese". È il più grande agglomerato della riva meridionale, esteso su una striscia di 15 chilometri.
Siófok è un vero centro turistico: ha una lunga fila di ville, spiagge, ristoranti, pasticcerie e discoteche aperte fino a tarda notte, negozi, teatri all’aperto". (link)


Sul blog di Vincenzo c'è scritto che è possibile raggiungere Siofok in mezz'ora da Budapest. Adesso, sono due le possibilità: o la fonte (un gruppo di amici?) da cui è stata presa l'informazione è attendibile (se sono riusciti a fare 86 km in mezz'ora dovevano avere la macchina del futuro o il teletrasporto) oppure non è attendibile. Lascio a voi la scelta.

Nel frattempo ho trovato il link che ha usato Vincenzo, è questo. Ovviamente, è stato preso a pezzi, tralasciando le parti più compromettenti.
Ma continuiamo con la demolizione dell'articolo.

2) Vinz dice che Siofok è sulla sponda orientale del Balaton. Sbagliato, è su quella meridionale (potete vederlo qui). Altra imprecisazione.

3) Vinz (o chi per lui) sostiene che non ci sia nulla da vedere. Ma, come ha opportunamente fatto notare Marco, neanche a Rimini e aggiungo io Riccione/Ibiza/Mykonos/Ayia Napa/Sharm el Sheik/Porto Cervo ecc. ecc. (potrei continuare per ore) c'è molto da vedere (dipende da cosa s'intende, poi, per vedere).
E poi, se proprio siamo in astinenza da musei, Budapest è solo a mezz'ora di strada. O sbaglio?

4) "Il Balaton è adattissimo alla balneazione: nella bella stagione, da giugno ad agosto, l'acqua si riscalda velocemente, solo raramente scende sotto i 22°". (link)
Inoltre, in riferimento al lago Balaton, si parla soltanto di inquinamento luminoso, dovuto all'eccessiva luminosità dei centri abitati che d'estate raggiungono il massimo livello. (link)
Energia elettrica = attività umana -----> Molta energia elettrica = molta attività umana

Visto che il post anti-Siofok è ormai poco credibile, scrivo a flusso tutto quello che trovo di interessante sulla città (e con i link consultabili).

- Siofok: 24.000 abitanti d'inverno e 300.000 d'estate [un motivo ci sarà]

-
86 Km da Budapest, si trova il più importante e popolato centro del lago Balaton, Siofok, frequentato soprattutto da turisti in cerca di relax divertimento, anche nella stagione invernale. La riva meridionale dove si trova Siofok, con le sue immense spiagge e l'acqua assai bassa, é ideale per l'attività balneare [...]

-
il centro balneare si estende tra la sponda e la ferrovia, in un susseguirsi di viali alberati, parchi e alberghi, case di villeggiatura, strutture di svago e locali per divertimento serale, 12 Discoteche 2 delle quali con capienza oltre le 6.000 persone [2 discoteche, sì certo]

- concludo con la fotogallery della spiaggia più "in" del Balaton, la Coca-Cola Beach House. Ormai non dovresti più chiederti su quale sponda del lago si trovi...

Così, caro Vinz, ho difeso la causa di Siofok attraverso tutta una serie di riferimenti testuali e addirittura di immagini, mentre tu ti sei limitato a scopiazzare (e neanche per intero) un racconto scritto da chissà quale poveraccio.


Il pregiudizio fa parlare chi non sa. E' una scorciatoia utile per la comunicazione e l'inter-comunicazione della massa.

mercoledì, maggio 10, 2006

Videovetrina

Ecco la settimanale selezione di video divertenti o meno:

1) quello che tutti si aspettano non accade proprio sul momento più bello;

2) esilarante messa in realtà di un videogame cult come Super Mario Bros. Imperdibile;

3) una lezione interrotta: sarebbe proprio da fare (ma chi se la sente?).

venerdì, maggio 05, 2006

Un ambientalista appassionato di gialli

Da 15 mesi non tiro l'acqua quando faccio la pipì. Salvare l'ambiente è possibile cambiando lo stile di vita.

Ken Livingstone, sindaco di Londra

giovedì, maggio 04, 2006

Complimenti a...

Complimenti a:

1) Budhia Singh, un bambino indiano di 4 anni che ha percorso 67 chilometri in sole 7 ore (!!!). Pare che il trio Andriani-Baldini-Caimmi lo abbia inserito nella squadra di Pechino 2008.

2) Muhammad Noor Che Musa, che ha stabilito un vero e proprio record in Malesia. Il coraggioso trentatreenne ha infatti sposato una signora di ben 104 anni (Wook Kundor), assicurando di non averlo fatto per interesse, dal momento che la sposa è di umili origini.
Ma d'altra parte l'amore è cieco o no?

martedì, maggio 02, 2006

Ristrutturazione e ammodernamento

La struttura del piano terra della mia abitazione è ufficialmente in fase di ristrutturazione. Ciò vuol dire che tutti gli arredi (e dico tutti) del pianterreno sono stati estirpati dalle proprie radici abituali per essere accatastati senza pietà nè riconoscenza nei pressi del gazebo esterno, in giardino, alla mercè degli umori climatici, dei gatti di zona e, non ultimo, di un futuro che non riserva loro niente di buono (non so se verranno abbandonati o dati in affidamento...)

Vedere questa parte della casa così svergognatamente nuda e priva dei propri abiti quotidiani, devo dire che mi trasmette un pò di tristezza mista a nostalgia, soprattutto se osservo il bianco purissimo dell'alone lasciato dai quadri inchiodati ad un muro ormai meno bianco, segno indelebile di un tempo passato.

E' proprio così.

L'inconsapevolezza irrazionale della presenza abitudinaria di un oggetto si trasforma in presa di coscienza quando l'oggetto viene a mancare.

Funziona così anche con le persone.